Veniamo da una tradizione che ha sempre inteso la cultura come elemento
decisivo della crescita civile e del progresso sociale, pilastro della democrazia, nei
termini indicati dai nostri padri costituenti all’indomani della Resistenza e della
Liberazione dal nazifascismo: progressiva, emancipatrice, terreno della lotta sociale e
della conquista di nuovi diritti politici, economici, sociali dei lavoratori e delle classi
popolari.
Oggi il terreno democratico e quello della crescita culturale e civile sono al
centro di un vero e proprio scontro di classe: non può esserci uguaglianza dove si
distruggono i diritti sociali, le libertà civili, la stessa rappresentanza politica, dove la
consapevole partecipazione dei cittadini alla direzione della società ed alla
definizione degli orientamenti di governo del Paese è ridotta al simulacro del
plebiscito al leader di turno. Siamo in presenza dell’intreccio pericoloso tra antiche
questioni sociali mai risolte e nuove gravi emergenze democratiche, sociali, culturali.
Riemergono squilibri territoriali, nuovi fenomeni di esclusione e subalternità nel
lavoro, nella formazione, nell’accesso a beni che dovrebbero essere comuni, si
aggravano le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza e si aprono pericolose
fratture generazionali.
La cultura marxista, divenuta oggi ampiamente minoritaria nel paese, ha
esercitato – tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni 70, quando raggiunge il suo
apogeo grazie allo sviluppo impetuoso del movimento operaio e dell’onda lunga di
lotte sociali, politiche, culturali nell’intenso decennio 1967-1978 – una larga
egemonia politica e ideale senza mai abbandonare l’impronta di classe e democratica,
insieme all’ispirazione unitaria di tutte le forze del movimento operaio. Scrittori,
registi, attori, manuali scolastici, insegnamenti universitari – soprattutto nel campo
delle discipline storico-filosofiche e letterarie – erano in qualche modo influenzati dal
marxismo. Una grande casa editrice collegata al PCI, Editori riuniti, pubblicava
volumi importanti, dai grandi classici del marxismo, al pensiero politico
contemporaneo, dalla storia del movimento operaio alle riviste, agli strumenti
culturali di collegamento internazionale tra i partiti comunisti e progressisti in tutto il
mondo.
La crisi del marxismo in Italia è legata alla caduta di progetto strategico nel
PCI, alla sua incapacità di darsi una linea convincente dopo il fallimento del
compromesso storico. È tutta una storia da scrivere e approfondire in modo critico. E
il non averlo fatto a tutt’oggi è segno inequivocabile del degrado culturale e politico
in cui siamo precipitati. Alcune riviste, riunite intorno a gruppi o reti interni o esterni
ai partiti comunisti, all’indomani dello scioglimento del PCI, sono state, all’interno di
una generale caduta di cultura, di analisi, di riferimenti marxisti, una voce
controcorrente che si collocava fuori del provincialismo nazionale, all’interno di una
corrente marxista e comunista mondiale che pur tra crisi e grandi difficoltà non si era
affatto estinta, lottava ed elaborava, proponendo analisi di classe, riprendendo
l’elaborazione leninista dell’imperialismo nelle condizioni del mondo d’oggi,
contrastando la demolizione del marxismo, ponendo in termini corretti la questione
del rapporto con l’eredità comunista del 900. Meno incisiva, più debole – ma ciò
rifletteva lo stato generale delle forze politiche e della pratica politica – è stata la
ricognizione sulla società italiana, e quindi l’elaborazione di una strategia che,
all’interno del più vasto contesto mondiale, sapesse ancorarsi saldamente sul terreno
nazionale.
L’Associazione MARX21° vuole recuperare e contribuire a sviluppare gli
strumenti di analisi critica del marxismo, in quanto base fondamentale per la
comprensione della realtà e preziosa guida per l’azione. Nella convinzione che il
marxismo non possa essere ridotto ad un rigido formulario concluso in se stesso, ma
sia, al contrario, strumento di indagine del processo storico e delle forme con le quali
evolve e si trasforma il modo di produzione e riproduzione sociale, l’Associazione
MARX21° ritiene decisivo il ruolo dei soggetti sociali e politici concretamente
impegnati nell’opera di trasformazione sociale, insieme alle nuove forze intellettuali e
del lavoro in questa rinnovata iniziativa di ricerca e analisi.
Promuoviamo l’Associazione politica e culturale MARX21° cercando di
riannodare i fili di quella funzione democratica e civilizzatrice della società che
storicamente il pensiero marxista, il movimento comunista e più in generale la
sinistra italiana hanno svolto e che per molti decenni ha prodotto un rapporto intenso,
pur se mai facile, tra il movimento operaio italiano con quanti, nella comunità
scientifica, nel mondo delle arti e della cultura hanno contribuito al progresso sociale,
civile e morale dell’Italia. Oggi quell’impegno va ripreso, rielaborato e nuovamente
definito da forze sociali, politiche ed intellettuali decise a misurarsi, prima di tutto sul
piano della battaglia culturale delle idee, contro quella che giudichiamo la distruzione
dell’idea stessa di società, destinata a deperire se non sarà capace di promuovere una
nuova forma di convivenza tra gli uomini fondata sull’eguaglianza e la giustizia
sociale.
Con lo sconvolgimento successivo all’89 si è affermata un’ideologia e una
pratica di liquidazione della storia e del patrimonio politico e ideale del PCI, con la
miope convinzione che senza quell’eredità il processo di trasformazione democratica
e progressista dell’Italia potesse meglio avanzare. Noi al contrario pensiamo che
quella ferita, mai rimarginata, abbia aperto la strada ad un pauroso attacco reazionario
ai lavoratori e alle classi subalterne, ai fondamenti della Repubblica democratica e
alla Costituzione, mentre la riorganizzazione economica e industriale del sistema
capitalistico, sotto l’egemonia liberista e antioperaia, avviene con una progressiva
liquidazione dello stato sociale e di ogni diritto del lavoro. In Italia, patria dello
Statuto dei Diritti dei Lavoratori, la precarietà selvaggia ha cancellato garanzie e
tutele. La stessa democrazia politica è in pericolo, con l’affermarsi di una peculiare
forma di bonapartismo, oggi fondato sulla concentrazione nelle mani di un singolo
leader di un potere politico, economico e multimediale senza precedenti. Ma tale
degenerazione, frutto di un disegno preciso delle forze più reazionarie del Paese, ha
potuto affermarsi per i cedimenti ideali e le ambiguità culturali anche di forze
democratiche: per questo non potrà dirsi esaurita con la sola sconfitta del suo attuale
protagonista.
La democrazia italiana ha nuovamente bisogno di una grande battaglia ideale
per la difesa e il rilancio della Costituzione e per un nuovo sistema politico, non più
sottomesso ai potentati e alle oligarchie, ma fondato sulla rappresentanza della
società quale essa è, e nella quale il lavoro e lavoratori tornino protagonisti e attori
politici, portatori di un conflitto di classe che l’attuale sistema elettorale
maggioritario mira ad annullare con l’alternanza bipolare di forze sostanzialmente
omologhe rispetto al conflitto capitale-lavoro. Per questo, la fine del PCI e le
difficoltà che attraversano anche le formazioni politiche che si richiamano al
marxismo e al comunismo, hanno costituito un vero e proprio impedimento al
dispiegarsi di una risposta democratica di massa ai rischi di svuotamento della
democrazia. Nel Paese è venuta a mancare la forza di una grande comunità di uomini
e donne educati alla lotta democratica e ai grandi ideali di giustizia, solidarietà e
uguaglianza, oggi dispersa nella divisione e nella lacerazione della diaspora
comunista e di sinistra.
Questa comunità va ricostruita e la ricostruzione di un rinnovato partito
comunista è un’esigenza, in primo luogo, delle masse popolari e di tutti coloro che
sono interessati a contrastare i processi reazionari in corso. L’Associazione
MARX21° nasce dalla volontà di favorire questo nuovo processo di unità e
autonomia teorica e politica dei comunisti in Italia, nella convinzione che esso non
possa essere rinviato ulteriormente né che esso possa avanzare solo con la pur giusta
rivendicazione di un nome, di un simbolo, di una bandiera, ma solo con una rinnovata
capacità di analisi della società italiana e del contesto mondiale.
La crisi dei partiti comunisti e della sinistra in Italia affonda le sue ragioni,
oltre che negli sconvolgimenti storici dell’89, anche in una vera e propria scissione
tra la teoria e la prassi politica che ha prodotto, nel corso di almeno un decennio
precedente a quegli eventi, la sottovalutazione e l’abbandono sia del pensiero di Marx
e delle sue categorie di interpretazione della realtà, sia di gran parte del patrimonio e
delle successive acquisizioni teoriche e politiche del socialismo e del comunismo.
L’Associazione MARX21° si pone statutariamente lo scopo di produrre
elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano
le basi per il lavoro politico teso alla riunificazione in Italia delle forze che si
richiamano al marxismo e al comunismo. Ciò nel quadro di una volontà di
confronto e discussione con il complesso delle tendenze culturali anticapitaliste,
progressive e democratiche a livello nazionale ed internazionale.
Intendiamo affrontare la sfida della ricerca in questo nuovo secolo attraverso
una libera elaborazione critica dell’esperienza storica del movimento operaio,
della storia del socialismo e del comunismo senza abiure e senza rimozioni di
comodo, e pensiamo che questa ricerca possa e debba farsi con le categorie e gli
strumenti del marxismo.
Già il Manifesto del Partito Comunista, descrivendo 160 anni fa la distruzione
di ogni assetto del passato ad opera del capitale, aveva previsto come nel suo
sviluppo mondiale il capitalismo avrebbe teso al monopolio dell’intera ricchezza,
della forza militare, all’alienazione e alla separazione degli individui con la rottura di
ogni forma di solidarietà umana. La penetrazione globale del capitale investe, pur con
differenti conseguenze, ogni piano dell’esistenza di chi abita il pianeta: precarietà
lavorativa e degradazione del lavoro umano a merce, sfruttamento del corpo umano,
appropriazione privata dei saperi e asservimento di ogni linguaggio alla cultura
dell’individualismo e dell’egoismo sociale, genocidio di popoli e culture.
Noi pensiamo che il capitalismo continui a produrre, nel suo sviluppo
globale, i soggetti sociali in grado di metterlo in discussione: vediamo muoversi,
pur tra mille contraddizioni e divisioni, un nuovo proletariato formato da vecchie e
nuove figure dei lavoratori salariati, uomini e donne, forze intellettuali, tecnici e
ricercatori, incarnazione viva della contraddizione tra uno sviluppo di forze
produttive portatrici di immense potenzialità liberatorie, e i rapporti di produzione
dati dal sistema del profitto. Dovunque nel mondo rinasce una nuova idea della
trasformazione e questa speranza è già in movimento, perché sempre più chiara é la
coscienza che il capitalismo sia ormai incapace di promuovere nuovi traguardi di
civiltà umana e progresso, come sia fonte di ingiustificabili povertà e diseguaglianze
e di guerre imperialistiche, mentre la sua cultura di rapina di tanti popoli, ancora
sottomessi al neocolonialismo e allo sfruttamento, semina nella società i germi di un
nuovo, pauroso razzismo.
Noi, promotori dell’Associazione MARX21°, sentiamo l’urgenza di un
nuovo cimento scientifico e ideale capace di indagare gli snodi centrali della nostra
contemporaneità, sul piano storico ed economico, politico, giuridico e filosofico. Il
compito teorico e politico che ci diamo è quello di far emergere le ragioni della
centralità del lavoro umano, oggi negata ma sempre più decisiva nell’espansione
globale del mercato capitalistico. La nostra finalità è quella di costruire un nuovo
intellettuale collettivo in grado di produrre le idee e gli strumenti della
ricomposizione sociale e politica delle forze del lavoro.
Noi promotori dell’Associazione MARX21°, per dare vita a questo strumento
di elaborazione e confronto sulle prospettive della società italiana e del contesto
mondiale, ci rivolgiamo agli intellettuali e ricercatori delle diverse discipline
scientifiche e sociali, scienziati dell’economia, del diritto e della politica; ai militanti
appartenenti alle molteplici espressioni del marxismo italiano impegnati nel
sindacato, nei conflitti sociali, nei movimenti contro la guerra; alle riviste e
associazioni impegnate nella critica dell’attuale ordine capitalistico; ai docenti e agli
insegnanti impegnati nella salvaguardia della scuola e dell’università pubblica,
perché mettano le loro competenze, i loro saperi, il proprio talento a disposizione,
nell’Italia di oggi, di un progetto teso a ricostruire un nuovo spazio democratico per
la lotta di emancipazione dei lavoratori e per elaborare un nuovo pensiero sulla
comune condizione umana nel 21° secolo.