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Portarossa

I pirati sono un problema di tutti, ma quando c’è da processarli chi si fa avanti? Nessuno. Il timore è quello di scatenare ricatti e ritorsioni e quindi il ministro della Difesa della Danimarca ha dovuto cedere firmando a malincuore la liberazione di tredici pirati somali. I pirati catturati avevano cercato di abbordare una nave con bandiera del Togo ed erano stati catturati da una nave militare danese che pattugliava il Corno d’Africa.
I 13 pirati erano armati fino ai denti con bazooka, armi automatiche e casse intere di munizioni.
Nel comunicato emesso dal ministro danese si legge: “L’Unione europea ha cercato invano sin dal loro arresto di trovare un paese che fosse disposto a incriminarli e a giudicarli. Questo ministero si rammarica che l’Unione europea non abbia individuato una soluzione”.
Quella che si sta venendo a creare è una situazione al limite del grottesco con bande di pirati armate fino ai denti che hanno sempre meno da perdere dato che nessun tribunale si prende la briga di processarli.
Appare privo di senso spendere milioni di dollari per pattugliare il Corno d’Africa con un grande dispiegamento di forze se poi i pirati che vengono catturati restano letteralmente impuniti.
In realtà sembra che tali bande di pirati siano talmente agguerrite e potenti che il timore di ricatti e di ritorsioni sul traffico navale a largo delle coste somale basta a bloccare ogni tentativo di deterrenza fattiva.

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Posted in Notizie dal mondo at dicembre 19th, 2009. 230 Comments.

Veniamo da una tradizione che ha sempre inteso la cultura come elemento
decisivo della crescita civile e del progresso sociale, pilastro della democrazia, nei
termini indicati dai nostri padri costituenti all’indomani della Resistenza e della
Liberazione dal nazifascismo: progressiva, emancipatrice, terreno della lotta sociale e
della conquista di nuovi diritti politici, economici, sociali dei lavoratori e delle classi
popolari.
Oggi il terreno democratico e quello della crescita culturale e civile sono al
centro di un vero e proprio scontro di classe: non può esserci uguaglianza dove si
distruggono i diritti sociali, le libertà civili, la stessa rappresentanza politica, dove la
consapevole partecipazione dei cittadini alla direzione della società ed alla
definizione degli orientamenti di governo del Paese è ridotta al simulacro del
plebiscito al leader di turno. Siamo in presenza dell’intreccio pericoloso tra antiche
questioni sociali mai risolte e nuove gravi emergenze democratiche, sociali, culturali.
Riemergono squilibri territoriali, nuovi fenomeni di esclusione e subalternità nel
lavoro, nella formazione, nell’accesso a beni che dovrebbero essere comuni, si
aggravano le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza e si aprono pericolose
fratture generazionali.
La cultura marxista, divenuta oggi ampiamente minoritaria nel paese, ha
esercitato – tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni 70, quando raggiunge il suo
apogeo grazie allo sviluppo impetuoso del movimento operaio e dell’onda lunga di
lotte sociali, politiche, culturali nell’intenso decennio 1967-1978 – una larga
egemonia politica e ideale senza mai abbandonare l’impronta di classe e democratica,
insieme all’ispirazione unitaria di tutte le forze del movimento operaio. Scrittori,
registi, attori, manuali scolastici, insegnamenti universitari – soprattutto nel campo
delle discipline storico-filosofiche e letterarie – erano in qualche modo influenzati dal
marxismo. Una grande casa editrice collegata al PCI, Editori riuniti, pubblicava
volumi importanti, dai grandi classici del marxismo, al pensiero politico
contemporaneo, dalla storia del movimento operaio alle riviste, agli strumenti
culturali di collegamento internazionale tra i partiti comunisti e progressisti in tutto il
mondo.
La crisi del marxismo in Italia è legata alla caduta di progetto strategico nel
PCI, alla sua incapacità di darsi una linea convincente dopo il fallimento del
compromesso storico. È tutta una storia da scrivere e approfondire in modo critico. E
il non averlo fatto a tutt’oggi è segno inequivocabile del degrado culturale e politico
in cui siamo precipitati. Alcune riviste, riunite intorno a gruppi o reti interni o esterni
ai partiti comunisti, all’indomani dello scioglimento del PCI, sono state, all’interno di
una generale caduta di cultura, di analisi, di riferimenti marxisti, una voce
controcorrente che si collocava fuori del provincialismo nazionale, all’interno di una
corrente marxista e comunista mondiale che pur tra crisi e grandi difficoltà non si era
affatto estinta, lottava ed elaborava, proponendo analisi di classe, riprendendo
l’elaborazione leninista dell’imperialismo nelle condizioni del mondo d’oggi,
contrastando la demolizione del marxismo, ponendo in termini corretti la questione
del rapporto con l’eredità comunista del 900. Meno incisiva, più debole – ma ciò
rifletteva lo stato generale delle forze politiche e della pratica politica – è stata la
ricognizione sulla società italiana, e quindi l’elaborazione di una strategia che,
all’interno del più vasto contesto mondiale, sapesse ancorarsi saldamente sul terreno
nazionale.
L’Associazione MARX21° vuole recuperare e contribuire a sviluppare gli
strumenti di analisi critica del marxismo, in quanto base fondamentale per la
comprensione della realtà e preziosa guida per l’azione. Nella convinzione che il
marxismo non possa essere ridotto ad un rigido formulario concluso in se stesso, ma
sia, al contrario, strumento di indagine del processo storico e delle forme con le quali
evolve e si trasforma il modo di produzione e riproduzione sociale, l’Associazione
MARX21° ritiene decisivo il ruolo dei soggetti sociali e politici concretamente
impegnati nell’opera di trasformazione sociale, insieme alle nuove forze intellettuali e
del lavoro in questa rinnovata iniziativa di ricerca e analisi.
Promuoviamo l’Associazione politica e culturale MARX21° cercando di
riannodare i fili di quella funzione democratica e civilizzatrice della società che
storicamente il pensiero marxista, il movimento comunista e più in generale la
sinistra italiana hanno svolto e che per molti decenni ha prodotto un rapporto intenso,
pur se mai facile, tra il movimento operaio italiano con quanti, nella comunità
scientifica, nel mondo delle arti e della cultura hanno contribuito al progresso sociale,
civile e morale dell’Italia. Oggi quell’impegno va ripreso, rielaborato e nuovamente
definito da forze sociali, politiche ed intellettuali decise a misurarsi, prima di tutto sul
piano della battaglia culturale delle idee, contro quella che giudichiamo la distruzione
dell’idea stessa di società, destinata a deperire se non sarà capace di promuovere una
nuova forma di convivenza tra gli uomini fondata sull’eguaglianza e la giustizia
sociale.
Con lo sconvolgimento successivo all’89 si è affermata un’ideologia e una
pratica di liquidazione della storia e del patrimonio politico e ideale del PCI, con la
miope convinzione che senza quell’eredità il processo di trasformazione democratica
e progressista dell’Italia potesse meglio avanzare. Noi al contrario pensiamo che
quella ferita, mai rimarginata, abbia aperto la strada ad un pauroso attacco reazionario
ai lavoratori e alle classi subalterne, ai fondamenti della Repubblica democratica e
alla Costituzione, mentre la riorganizzazione economica e industriale del sistema
capitalistico, sotto l’egemonia liberista e antioperaia, avviene con una progressiva
liquidazione dello stato sociale e di ogni diritto del lavoro. In Italia, patria dello
Statuto dei Diritti dei Lavoratori, la precarietà selvaggia ha cancellato garanzie e
tutele. La stessa democrazia politica è in pericolo, con l’affermarsi di una peculiare
forma di bonapartismo, oggi fondato sulla concentrazione nelle mani di un singolo
leader di un potere politico, economico e multimediale senza precedenti. Ma tale
degenerazione, frutto di un disegno preciso delle forze più reazionarie del Paese, ha
potuto affermarsi per i cedimenti ideali e le ambiguità culturali anche di forze
democratiche: per questo non potrà dirsi esaurita con la sola sconfitta del suo attuale
protagonista.
La democrazia italiana ha nuovamente bisogno di una grande battaglia ideale
per la difesa e il rilancio della Costituzione e per un nuovo sistema politico, non più
sottomesso ai potentati e alle oligarchie, ma fondato sulla rappresentanza della
società quale essa è, e nella quale il lavoro e lavoratori tornino protagonisti e attori
politici, portatori di un conflitto di classe che l’attuale sistema elettorale
maggioritario mira ad annullare con l’alternanza bipolare di forze sostanzialmente
omologhe rispetto al conflitto capitale-lavoro. Per questo, la fine del PCI e le
difficoltà che attraversano anche le formazioni politiche che si richiamano al
marxismo e al comunismo, hanno costituito un vero e proprio impedimento al
dispiegarsi di una risposta democratica di massa ai rischi di svuotamento della
democrazia. Nel Paese è venuta a mancare la forza di una grande comunità di uomini
e donne educati alla lotta democratica e ai grandi ideali di giustizia, solidarietà e
uguaglianza, oggi dispersa nella divisione e nella lacerazione della diaspora
comunista e di sinistra.
Questa comunità va ricostruita e la ricostruzione di un rinnovato partito
comunista è un’esigenza, in primo luogo, delle masse popolari e di tutti coloro che
sono interessati a contrastare i processi reazionari in corso. L’Associazione
MARX21° nasce dalla volontà di favorire questo nuovo processo di unità e
autonomia teorica e politica dei comunisti in Italia, nella convinzione che esso non
possa essere rinviato ulteriormente né che esso possa avanzare solo con la pur giusta
rivendicazione di un nome, di un simbolo, di una bandiera, ma solo con una rinnovata
capacità di analisi della società italiana e del contesto mondiale.
La crisi dei partiti comunisti e della sinistra in Italia affonda le sue ragioni,
oltre che negli sconvolgimenti storici dell’89, anche in una vera e propria scissione
tra la teoria e la prassi politica che ha prodotto, nel corso di almeno un decennio
precedente a quegli eventi, la sottovalutazione e l’abbandono sia del pensiero di Marx
e delle sue categorie di interpretazione della realtà, sia di gran parte del patrimonio e
delle successive acquisizioni teoriche e politiche del socialismo e del comunismo.
L’Associazione MARX21° si pone statutariamente lo scopo di produrre
elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano
le basi per il lavoro politico teso alla riunificazione in Italia delle forze che si
richiamano al marxismo e al comunismo. Ciò nel quadro di una volontà di
confronto e discussione con il complesso delle tendenze culturali anticapitaliste,
progressive e democratiche a livello nazionale ed internazionale.
Intendiamo affrontare la sfida della ricerca in questo nuovo secolo attraverso
una libera elaborazione critica dell’esperienza storica del movimento operaio,
della storia del socialismo e del comunismo senza abiure e senza rimozioni di
comodo, e pensiamo che questa ricerca possa e debba farsi con le categorie e gli
strumenti del marxismo.
Già il Manifesto del Partito Comunista, descrivendo 160 anni fa la distruzione
di ogni assetto del passato ad opera del capitale, aveva previsto come nel suo
sviluppo mondiale il capitalismo avrebbe teso al monopolio dell’intera ricchezza,
della forza militare, all’alienazione e alla separazione degli individui con la rottura di
ogni forma di solidarietà umana. La penetrazione globale del capitale investe, pur con
differenti conseguenze, ogni piano dell’esistenza di chi abita il pianeta: precarietà
lavorativa e degradazione del lavoro umano a merce, sfruttamento del corpo umano,
appropriazione privata dei saperi e asservimento di ogni linguaggio alla cultura
dell’individualismo e dell’egoismo sociale, genocidio di popoli e culture.
Noi pensiamo che il capitalismo continui a produrre, nel suo sviluppo
globale, i soggetti sociali in grado di metterlo in discussione: vediamo muoversi,
pur tra mille contraddizioni e divisioni, un nuovo proletariato formato da vecchie e
nuove figure dei lavoratori salariati, uomini e donne, forze intellettuali, tecnici e
ricercatori, incarnazione viva della contraddizione tra uno sviluppo di forze
produttive portatrici di immense potenzialità liberatorie, e i rapporti di produzione
dati dal sistema del profitto. Dovunque nel mondo rinasce una nuova idea della
trasformazione e questa speranza è già in movimento, perché sempre più chiara é la
coscienza che il capitalismo sia ormai incapace di promuovere nuovi traguardi di
civiltà umana e progresso, come sia fonte di ingiustificabili povertà e diseguaglianze
e di guerre imperialistiche, mentre la sua cultura di rapina di tanti popoli, ancora
sottomessi al neocolonialismo e allo sfruttamento, semina nella società i germi di un
nuovo, pauroso razzismo.
Noi, promotori dell’Associazione MARX21°, sentiamo l’urgenza di un
nuovo cimento scientifico e ideale capace di indagare gli snodi centrali della nostra
contemporaneità, sul piano storico ed economico, politico, giuridico e filosofico. Il
compito teorico e politico che ci diamo è quello di far emergere le ragioni della
centralità del lavoro umano, oggi negata ma sempre più decisiva nell’espansione
globale del mercato capitalistico. La nostra finalità è quella di costruire un nuovo
intellettuale collettivo in grado di produrre le idee e gli strumenti della
ricomposizione sociale e politica delle forze del lavoro.
Noi promotori dell’Associazione MARX21°, per dare vita a questo strumento
di elaborazione e confronto sulle prospettive della società italiana e del contesto
mondiale, ci rivolgiamo agli intellettuali e ricercatori delle diverse discipline
scientifiche e sociali, scienziati dell’economia, del diritto e della politica; ai militanti
appartenenti alle molteplici espressioni del marxismo italiano impegnati nel
sindacato, nei conflitti sociali, nei movimenti contro la guerra; alle riviste e
associazioni impegnate nella critica dell’attuale ordine capitalistico; ai docenti e agli
insegnanti impegnati nella salvaguardia della scuola e dell’università pubblica,
perché mettano le loro competenze, i loro saperi, il proprio talento a disposizione,
nell’Italia di oggi, di un progetto teso a ricostruire un nuovo spazio democratico per
la lotta di emancipazione dei lavoratori e per elaborare un nuovo pensiero sulla
comune condizione umana nel 21° secolo.gview

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 19th, 2009. 134 Comments.

[di Giorgio Trucchi] Perquisizioni e detenzioni illegali, sparizioni e esecuzioni sommarie hanno caratterizzato le ultime settimane in Honduras

Le varie organizzazioni che operano nel settore della difesa dei diritti umani hanno classificato questi eventi come una vera e propria offensiva contro la strategia di rafforzamento organizzativo del Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, e del suo tentativo in atto di aprire un percorso che conduca alla formazione di una forza politica e sociale capace di trasformarsi in un’alternativa ai partiti tradizionali golpisti e di incamminarsi verso l’installazione di una Assemblea Nazionale Costituente. Dopo le discusse elezioni dello scorso 29 novembre e la vittoria del candidato del Partito Nazionale, Porfirio “Pepe” Lobo Sosa, in mezzo a una significativa astensione che ha toccato il 60 per cento, in Honduras si è scatenata un’ondata repressiva contro i membri attivi della Resistenza, intensificando quella che è stata una costante durante tutto il periodo di rottura costituzionale originata dal colpo di Stato del 28 giugno 2009.

Il 14 dicembre è stato assassinato Walter Tróchez, difensore dei diritti umani della comunità LGBT. Gli hanno sparato da un’auto nel centro di Tegucigalpa dopo che alcuni giorni prima era stato sequestrato, brutalmente picchiato ed era riuscito a salvarsi lanciandosi dal veicolo condotto da uomini che l’avevano accusato di formare parte del Fronte nazionale contro il colpo di Stato. Il 6 dicembre, cinque giovani, tutti membri attivi della Resistenza, sono stati assassinati a sangue freddo nella Colonia Villanueva, nella parte orientale della capitale honduregna, mentre un giorno prima uomini armati avevano fatto irruzione negli uffici del giornale El Libertador, minacciando il personale che negli ultimi cinque mesi ha lavorato arduamente per denunciare il colpo di Stato e portandosi via computer e macchine fotografiche. L’8 dicembre sono stati liberati quattro dei cinque attivisti della Resistenza che erano stati sequestrati alcuni giorni prima. Il quinto, Santos Corrales García, è invece stato brutalmente assassinato ed il suo corpo decapitato è stato trovato a 50 km all’est della capitale.

“I giorni 4 e 5 dicembre, un gruppo di cinque persone con passamontagna e uniformi della Direzione Nazionale di Investigazione Criminale (DNIC), con fucili Galil e pistole 9 mm, armamento ufficiale della Polizia, hanno fermato il signor Santos Corrales García e quattro persone nella colonia Nueva Capital a Tegucigalpa – ha raccontato il direttore del Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras, Codeh, Andrés Pavón -. Gli hanno messo un cappuccio in testa in modo da non potere identificare il posto verso cui si dirigevano in macchina, molto probabilmente un luogo di detenzione illegale. Sono stati torturati affinché fornissero informazioni sui leader della Resistenza nella colonia in cui vivono, insistendo soprattutto per sapere il recapito della signora Ada Marina Castillo, anch’essa membro della Resistenza. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria strategia del terrore – ha continuato Pavón – e ad un piano per fermare il processo organizzativo della Resistenza prima dell’installazione di Lobo alla Presidenza il prossimo 27 gennaio. È un piano che s’intensificherà nelle prossime settimane e stiamo già assistendo a una continua persecuzione della polizia e dell’esercito contro i giovani dei quartieri popolari della capitale, mentre i leader della Resistenza a livello nazionale continuano a non poter condurre una vita normale per paura di ciò che gli può capitare in qualsiasi momento”.

Per il direttore del Codeh l’ondata repressiva ha l’obiettivo di decapitare il movimento di resistenza, affinché il nuovo governo sorto da un processo elettorale irregolare ed illegittimo non debba scontrarsi con un movimento di resistenza organicamente attivo. “Il Codeh e la Piattaforma delle varie organizzazioni dei diritti umani stanno chiedendo l’intervento della Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, affinché implementi il meccanismo delle misure cautelari a beneficio delle persone la cui vita è costantemente in pericolo. Stiamo inoltre denunciando ciò che accade agli organi dei diritti umani della Onu ed al Pubblico ministero della Corte Penale Internazionale (CPI), affinché si inizi un processo contro i responsabili di questi crimini. Sappiamo – ha spiegato Pavón – che l’Accordo Tegucigalpa-San José prevede la creazione nei prossimi mesi di una Commissione della Verità. Tuttavia, crediamo che non ci siano le condizioni minime per installarla, dato che nel paese non esistono ancora le garanzie proprie di uno Stato di diritto e ancora meno esiste la fiducia nell’affidabilità degli organismi di giustizia. Non ci può essere una Commissione della Verità mentre le forze repressive torturano, sequestrano ed uccidono in totale impunità, all’interno di uno stato di completa barbarie”.

Organismi internazionali seguono da vicino il caso Honduras. Lo scorso mese di settembre, l’Associazione pro diritti umani della Spagna, Apdhe e la Federazione internazionale dei diritti umani, Fidh, hanno presentato una richiesta alla CPI affinché inizi un’indagine per determinare la responsabilità penale di chi ha commesso gravi violazioni ai diritti umani all’interno delle vicende occorse durante il colpo di Stato in Honduras, mentre l’Osservatorio internazionale sulla situazione dei diritti umani in Honduras, Oisdhhn, ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché si mantenga vigile di fronte alle gravi violazioni ai diritti umani nel paese.

Amnesty International ha invece chiesto di aprire un’indagine seria, approfondita ed indipendente che garantisca che tutti i responsabili degli abusi ai diritti umani siano portati di fronte alla giustizia. In un documento reso pubblico durante una conferenza stampa in Honduras, la delegazione di questa istanza internazionale ha chiesto di “revocare tutta la legislazione, decreti ed ordini esecutivi emessi dalle autorità di fatto che colpiscono direttamente o indirettamente i diritti umani, assicurare che le Forze Armate tornino nelle caserme e che cessi il loro sostegno alle operazioni della Polizia, e che tutti i membri delle forze di sicurezza rendano conto degli abusi ai diritti umani commessi tra il 28 giugno e la fine di novembre 2009″, cita il documento. “È importante – ha concluso il direttore del Codeh – che continui e s’intensifichi la solidarietà con il popolo honduregno e anche l’osservazione su ciò che accade nel paese, soprattutto in questo momento in cui si sta incrementando la persecuzione di tipo selettivo”.

da Peace ReporterGolpe_Honduras-A

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 18th, 2009. 3 Comments.

La notizia viene da Londra dove un tribunale ha ufficialmente emesso l’ordine di arresto nei confronti dell’ex ministro degli Esteri di Tel Aviv: Tzipi Livni.
L’accusa è molto grave ed è passata inosservata: crimini di guerra. Crimini di guerra che sarebbero stati perpetrati nel corso dell’aggressione alla Striscia di Gaza.

Secondo fonti accreditate la Livni avrebbe però lasciato Londra anche se l’ordine di cattura resta tuttora valido. Vi è ancora un po’ di confusione riguardo al fatto se la Livni si trovasse o meno a Londra nel momento in cui è stato emesso l’ordine di cattura, secondo alcuni potrebbe anche aver annullato la sua visita in Inghilterra temendo l’arresto.

Questo ordine di cattura è un momento molto importante per coloro i quali si battono nel mondo per il rispetto della pace perché può consentire di avere maggior fiducia nel riuscire ad agire in modo efficace contro i criminali di guerra israeliani che fino a questo momento sono rimasti completamente impuniti.livnii

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 18th, 2009. 43 Comments.

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di Daniele Cardetta

In Spagna non si respira un clima rilassato negli ultimi giorni, il blocco istituzionale dentro il Tribunale costituzionale infatti, ormai da circa tre anni non riesce a emettere una sentenza sulla legittimità dello statuto di autonomia catalano.
Dichiarare incostituzionale una legge che è stata approvata dal Parlamento catalano e dal Congresso di Spagna, e che è in vigore da ben tre anni, potrebbe infatti provocare una crisi politica e di governo.

A pensarla così oltre che al PSOE e a Izquierda Unida vi sono anche i giornali di El Paìs e Pùblico.

Del resto c’è anche chi ritiene che bisogni mettere un freno alla decentralizzazione post-franchista per evitare che l’autogoverno catalano si spinga oltre un certo limite ritenuto inaccettabile. I fautori di questo approccio centralizzatore sono il Partido Popular e la formazione di Uniòn progreso e Democracia di Rosa Diez, appoggiati da El Mundo e Abc sulla carta stampata.

In Catalogna si respira un clima strano e lo testimonia il fatto che secondo un sondaggio la maggioranza dei catalani voterebbe sì se si potesse decidere riguardo all’indipendenza della regione.

Nella giornata di domenica 14 dicembre più di 700mila catalani su 167 comuni hanno partecipato a una azione di disobbedienza civile promossa da centinaia di enti sociali di base. Sui circa 200 mila votanti ben il 95% ha espresso la propria adesione alla secessione dalla Spagna.

Per il momento il governo di Madrid ha intelligentemente optato per il silenzio, ma ormai si è acceso un vespaio di polemiche tanto che si stanno già preparando altre simili iniziative anche in zone non della Catalogna dove vi sono gruppi di lingua catalana (Valencia, Baleari).

Tali consultazioni non hanno comunque ancora coinvolto Barcellona, e una delle sfide che il movimento autonomista catalano dovrà vincere sarà quella di sensibilizzare gli internazionalisti abitanti barcellonesi alla causa nazionalistica catalana.

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 17th, 2009. 72 Comments.

Ecco il comunicato della redazione di Senza Soste:

Leggiamo con divertimento le parole di Baggiani che chiede a gran voce la chiusura del sito di Senza Soste per un commento redazionale al ferimento di Berlusconi. Questa presa di posizione, che a suo dire sarà seguita da un esposto alle forze dell’ordine, non rispecchia altro che l’atteggiamento di paura oltre che di intolleranza verso uno strumento come la rete che di giorno in giorno logora il potere televisivo che per anni ha permesso a Berlusconi di essere un monopolista dell’informazione. Mediaset infatti ha permesso a personaggi grotteschi di assumere ruoli chiave nelle istituzioni e mandare avanti in politica un codazzo di vassalli tanto improbabili quanto ridicoli. Livorno ne è un chiaro esempio.

Secondo la curiosa concezione che Baggiani ha della politica e della comunicazione mediatica, i continui titoli de La Padania (quotidiano del suo ex partito) contro gli extracomunitari e tutti coloro che non sono bianchi, nordici, ricchi e ipocriti, costituiscono un’incitazione alla violenza inferiore a quella che esprime la pura e semplice constatazione che Berlusconi è un comune mortale?

Internet in ogni caso è riuscito a rompere il rapporto gerarchico fra televisione e telespettatore e un sistema politico sempre più fragile non può che temerlo. A Baggiani vorremmo ricordare che se lui prendesse voti per quanti ingressi fa il nostro sito, a questo punto sarebbe sindaco. Ma per fortuna lui nella politica livornese è solo un altro dei tanti improbabili. Suggeriamo inoltre a Baggiani di ripassarsi Walt Disney: la definizione di “apprendista stregone” rivolta a Berlusconi sul nostro sito è tratta da “Fantasia”, il celebre cartone animato. Invece di un incitamento alla violenza si tratta di un suggerimento alla visione di un classico dell’infanzia.

La redazione di Senza Sostebanditsoc

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 17th, 2009. 182 Comments.

MILANO, immagini prima dell\'aggressione a Berlusconi

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 16th, 2009. 27 Comments.

La notizia che ci giunge da Ankara è di quelle importanti: il DTP (partito per una società democratica), il principale punto di riferimento politico filo curdo in Turchia, è stato dichiarato illegale dalla Corte costituzionale.
Tra le motivazioni addotte dalla Corte per giustificare questo provvedimento estremo dei presunti chiari legami tra il DTP e il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) già fuorilegge da qualche tempo perché accusato di terrorismo. A Diyarbakir, città a maggioranza curda nel sud-est della Turchia, sono subito scoppiati scontri tra la gente e la polizia, tutto questo mentre si alza il livello di tensione politica in tutto il paese.

La Corte costituzionale turca è composta da 11 membri che hanno tutti deciso all’unanimità di escludere dall’agone politico il partito curdo. Da segnalare che l’UE nei giorni scorsi aveva fatto sapere ad Ankara che una eventuale chiusura del DTP sarebbe stata da considerarsi come una violazione dei diritti della minoranza curda. Il leader del DTP, Ahmet Turk, ha perso inoltre il diritto di essere ancora eletto in Parlamento e tutti i beni del partito finiranno nelle casse del Tesoro turco.

E dire che non è la prima volta che un partito filo curdo viene chiuso dal governo di Ankara, il DTP è infatti solo il quarto di una lunga serie iniziata nel 1990. Fondato il 9 novembre 2005, il DTP aveva saputo ritagliarsi discreti consensi locali anche se ora va incontro alla stessa fine del suo predecessore.

L’accusa di avere legami diretti con il PKK non ha potuto in alcun modo differire la chiusura del DTP, anche perché il PKK è ritenuta una organizzazione terrorista anche dall’UE e dagli USA sin dal 1984, anno in cui avrebbe cominciato la rivolta per la creazione di uno Stato indipendente curdo.

La sensazione è che la chiusura dell’unica sponda politica legalitaria in mano alla comunità curda possa spostare molti di loro verso organizzazioni radicali ed eversive, per questo Erdogan dovrà riflettere a lungo sulla decisione presa in tal senso dal suo governo.
curdo

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 15th, 2009. 196 Comments.

Dopo i fatti di Milano avvenuti domenica 13 dicembre, il pericolo che le cose possano sfuggire di mano è concreto. E’ concreto per tanti, troppi motivi, talmente tanti che un semplice pezzo scritto su un blog sarebbe insufficiente a darne una valida idea. Ciò che è successo, e spero davvero di sbagliarmi, sembra quasi uno di quegli eventi che viene da subito percepito dai contemporanei come una di quelle cesure che segnano una svolta nella storia di un paese. Mi spiego meglio: Massimo Tartaglia, in cura per problemi psichici da almeno 10 anni, ha colpito Silvio Berlusconi al viso con un modellino di vetro del Duomo di Milano. Berlusconi ha riportato una ferita alla bocca, ai denti e al naso ed è stato ricoverato in ospedale. Ovviamente tutti hanno deprecato l’atto violento in sè ma qualcuno a destra non ha davvero potuto resistere al richiamo della strumentalizzazione.
Beninteso, di questi tempi è sempre meglio fare chiarezza, qua nessuno sta in alcun modo tessendo un apologia di reato nei confronti di Tartaglia, ma si sta semplicemente cercando di fissare l’attenzione sul fatto che, ancora una volta, si parlerà per giorni di quelli che NON sono i reali problemi dell’Italia. Non può essere il gesto singolo di Tartaglia a farci aprire gli occhi sulla presenza della violenza nell’agone politico, abbiamo una triste lista molto lunga e completa di episodi ben più tragici che ci indicano come in Italia ci sia un problema da questo punto di vista.
La cosa che più mi spaventa sono le reazioni a caldo della destra politica italiana. Da un lato infatti assistiamo alla solita giostra mediatica di politici che prendono dichiarazioni rilasciate da esponenti del centro/sinistra e ne estrapolano singole frasi omettendone altre in modo da avvalorare le proprie tesi; dall’altro assistiamo a un duro e violentissimo assalto nei confronti della sinistra accusata di aver fomentato un clima di odio.
Cercheremo qui di fornire del materiale riguardo a entrambi i punti, sperando di aiutare i nostri lettori a fare chiarezza. Innanzitutto prendiamo le due dichiarazioni che hanno fatto drizzare i peli sulla testa alla destra, quelle di Di Pietro e di Rosy Bindi.
“Io non voglio che ci sia mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefraghismo istiga alla violenza”. Antonio Di Pietro commenta così quanto accaduto a Milano. “Io – aggiunge il leader dell’Idv- condivido le rimostranze dei cittadini che ogni giorno vedono un premier che tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese”. Per quanto sicuramente Di Pietro potesse tarare meglio le sue dichiarazioni per non prestare il destro alla sua criminalizzazione mediatica, possiamo tutti osservare come la destra nazionale abbia completamente ignorato la prima parte delle dichiarazioni del leader dell’IDV: “Io non voglio che ci sia mai violenza”, per concentrarsi invece sul seguito: “Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefraghismo istiga alla violenza”.
Ancora peggio nel caso di Rosy Bindi, ormai unico faro di opposizione all’interno del PD, che ha dichiarato: “Il premier non faccia la vittima” per poi aggiungere che Berlusconi sarebbe “uno degli artifici del clima violento” e che comunque prende le distanze dal “gesto folle” di Tartaglia. Ora, o il giornalismo di destra di questo povero paese ha disimparato a leggere e comprendere un testo scritto, oppure siamo di fronte al tipico caso di strumentalizzazione pilotata di dichiarazioni. Non può non essere preso in considerazione che la Bindi ha definito il gesto di Tartaglia come “folle” e che abbia preso con decisione le distanze dalla violenza, soffermandosi invece sulla sua opinione che vede Berlusconi e il suo partito come responsabili principi del clima stesso di tensione che avrebbe portato all’improvvido gesto.
Per evitare di parlare a vuoto surroghiamo con i fatti quanto sto dicendo: Brunetta, esponente del PDL, qualche mese fa ve lo ricorderete aveva dichiarato che ” certa sinistra deve andare a morire ammazzata”. Come vedete questa è una frase molto grave, che non può nemmeno essere strumentalizzata in quanto, davvero, parla da sè. Dov è dunque l’enormità e lo scandalo nel dichiarare che perlomeno anche il partito di Berlusconi ha contribuito a instaurare un clima di tensione nel paese?. Vorrei tralasciare altri esempi, come quelli numerosi che vedrebbero la Lega Nord come principali attori protagonisti, tuttavia farò un breve riferimento alle dichiarazioni di Umberto Bossi: ” abbiamo trecentomila fucili”, o a quelle del tale Gentilini ” voglio bruciare i bambini rom”, passando per le simpatiche iniziative del “Bianco Natale”, e della cassa integrazione solo per gli italiani. Ttutto questo non incita alla violenza?

Passiamo ora al lato2, le accuse infamanti rivolte alla sinistra di essere stata il mandante morale del presunto attentato a Silvio Berlusconi. Tali accuse sono tanto più infamanti quanto nessuno nella sinistra, nemmeno quella  definita “radicale” si è permesso di difendere il gesto di Tartaglia. Inoltre lo stesso Tartaglia non fa parte di alcun partito, e la cosa complica un poco la vicenda agli occhi del PDL dato che sicuramente si sarebbe preferito che avesse la tessera comunista o dell’IDV per dare inizio al RED SCARE nazionale. A loro che Tartaglia non si affiliato a nessun partito in fin dei conti non costa assolutamente niente; se non si può accusare infatti Tartaglia di aver agito così’ per fini politici, se non altro potranno bene accusare la sinistra di aver plagiato la sua mente in modo da forzarlo a compiere l’atto. Prove? nessuna.

Quale occasione migliore per accusare la sinistra di essere complice del gesto di una persona isolata in modo da avere il consenso nazionale nel intraprendere un giro di vite?

C’è una frase che mi ha particolarmente colpito però, quella di Bonaiuti, altro esponente di spicco del PDL. Bonaiuti ha testualmente commentato domenica sera su RAI 1 la vicenda usando delle parole che mi hanno lasciato sbigottito:  Bonaiuti ha detto che di domenica la gente normale va a fare shopping, non va a contestare (alludendo ai contestatori che prima dell’aggressione avrebbero fischiato il premier). Una frase forse che lascia il tempo che trova ma che, almeno a me, ha lasciato attonito. Mi lascia attonito che Capezzone abbia offeso il PD (non certo la mia sponda politica) ingiungendogli di rompere con l’IDV di Di Pietro, così come mi lascia attonito che per lo stesso motivo al PDL non venga chiesto di rompere con la Lega Nord che ha recentemente dato a Tettamanzi dell’  Imam.

No, io non credo che il gesto di tartaglia sia stato costruito, credo sia effettivamente stato il gesto di una persona isolata e con problemi psichici, tuttavia credo alla stessa maniera che questo gesto sia stato un gesto utile  e vitale per la destra di questo paese. Ha detto bene Diliberto quando ha sostenuto che lui Berlusconi intende batterlo sul piano politico non con il lancio di statuette, ha ragione. Io credo che esistano migliaia di elementi per sbugiardare il governo di Berlusconi in modo legale e facendo politica, con gesti come quello di Tartaglia abbiamo fatto del peggior presidente della storia un martire. Questa martirizzazione metterà ancora una volta in secondo piano i problemi del paese, fino al prossimo giro di valzer.

d.c

berlusconi-mitra

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 15th, 2009. 158 Comments.

La crisi dei partiti comunisti e della sinistra in Italia affonda le sue ragioni, oltre che dagli sconvolgimenti storici dell’89, anche in una vera e propria scissione tra la teoria e la prassi politica che ha prodotto, nel corso di almeno un decennio precedente a quegli eventi, la sottovalutazione e l’abbandono sia del pensiero di Marx e delle sue categorie di interpretazione della realtà, sia di gran parte del patrimonio e delle successive acquisizioni teoriche e politiche del socialismo e del comunismo.

L’Associazione MARX21° nasce dall’esigenza di favorire il processo di unità e autonomia teorica e politica dei comunisti in Italia, nella convinzione che esso non possa essere rinviato ulteriormente nè che possa avanzare solo con la pur giusta rivendicazione di un nome, di un simbolo, di una bandiera ma solo con una rinnovata capacità di analisi della società italiana e del contesto mondiale (dal documento politico dell’associazione)

L’Associazione si pone come scopo di produrre elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano le basi per il lavoro politico teso alla riunificazione, in Italia, delle forze che si richiamano al marxismo e al comunistmo, nel quadro di un confronto con il complesso delle tendenze culturali e politiche, anticapitaliste, progressive e democratiche a livello nazionale ed internazionale (art.3 dello Statuto)

L’appuntamento per l’inaugurazione è per il 19 dicembre a Roma,
c/o Centro Congressi Cavour, Via Cavour 50/A

A vent’anni dall’89
RIPENSARE IL COMUNISMO
NEL VENTUNESIMO SECOLO

Interventi e contributi di:

Luigi CANCERINI – Andrea CATONE – Oliviero DILIBERTO – Manlio DINUCCI – Vladimiro GIACCHE’ – Fosco GIANNINI – Domenico LOSURDO – Guido OLDRINI – Paola PELLEGRINI – Massimo RENDINA – Bruno STERI – Nicolas TERTULIAN – Mario TORELLI – Mario VEGETTI – Luigi VINCI

Ambasciatori di: CINA – CUBA – VENEZUELA – VIETNAM

Saluti di intellettuali marxisti e dirgenti dei partiti comunisti internazionali gview

Posted in Notizie dal mondo at dicembre 13th, 2009. 63 Comments.